Dialogo tra architetti: il fascino del vintage nell’interior design.

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Quali sono le tendenze dell’architettura di interni che connotano l’attività degli interior designer di questo periodo? Lo scopriamo confrontandoci con Matteo Magnabosco, architetto e interior designer che lavora a Torino, dove si occupa di progettazione e ristrutturazione in ambito residenziale.

Matteo Magnabosco, architetto come noi particolarmente attento ai dettagli, a cui piace sperimentare con nuovi materiali e disegnare pezzi unici che caratterizzano i suoi progetti in modo attuale e personalizzato. Nel 2019  ha inaugurato il suo nuovo  a Torino nella zona della Gran Madre.

Quali sono i cambiamenti che hai riscontrato e quali sono le richieste più frequenti da parte dei Clienti oggi nella tua città?

Recentemente ho incontrato numerosi clienti che richiedono una ristrutturazione meno invasiva, che riesca a coniugare gli spazi da rinnovare con quelli da mantenere, integrando spesso alcuni arredi esistenti con quelli da acquistare nuovi. In questo tipo di progetti, in cui si ristrutturano alcuni ambienti e se ne rinnovano altri solo parzialmente, è necessario trovare un buon equilibrio stilistico affinché il risultato finale sia complessivamente omogeneo e coerente.

Come si procede in questi casi?

Uno degli elementi più importanti di cui tenere conto è il gusto personale del cliente, che si esprime attraverso gli arredi di cui dispone. Le richieste di questo tipo di progetto arrivano prevalentemente da persone appassionate di design vintage e di modernariato. Rientrano in questa categoria sia oggetti del passato già in nostro possesso, magari con un valore affettivo, come orologi, vasi, radio, portaoggetti e stoviglie, sia oggetti acquistati nei mercatini, dopo lunghe ricerche per scovare il complemento perfetto da collocare in un determinato ambiente.

Si parla esclusivamente di arredo e complementi quindi?

No, in realtà il progetto coinvolge anche i materiali e le finiture della casa. Dove è possibile si possono recuperare i rivestimenti originali, come graniglie, cementine e pavimenti in legno. Dove non è possibile, le aziende ormai propongono molti prodotti in chiave rivisitata, sia dal punto di vista tecnologico sia estetico. Si possono quindi facilmente trovare piastrelle, tappezzerie, tessuti, lampade e complementi dal sapore decisamente vintage.

Ci sono alcune tipologie di case in particolare che si prestano per questo tipo di interventi?

I clienti interessati a questo tipo di progetto solitamente prediligono appartamenti situati in stabili degli Anni ’60 e ’70. Alcuni sono particolarmente belli e se sono in buono stato di conservazione si prestano molto bene ad una ristrutturazione che sappia rinnovarli senza stravolgerne la natura. Accade spesso, al contrario, che si decida di inserire alcuni elementi vintage o di modernariato in progetti totalmente nuovi e dal design minimalista. In questo caso è molto importante scegliere accuratamente l’arredo o il complemento perché catalizzerà l’attenzione e diventerà un elemento caratterizzante del progetto stesso.

Esistono altre situazioni in cui questo approccio alla ristrutturazione risulta vincente?

È capitato che alcuni clienti richiedessero dei progetti caratterizzati da pulizia formale e semplicità, senza tuttavia diventare ambienti freddi ed esasperati, come spesso accade quando si eccede con il minimalismo. In questi casi, far ricorso ad alcuni elementi vintage aiuta a creare un’atmosfera più accogliente all’interno della casa.

In conclusione, sembra quindi che il vintage sia adatto a tutti…

Non è del tutto vero, ma preferisco fare una considerazione più ampia: quando si parla di oggetti, più o meno vintage, l’importante non è il valore commerciale ma che racconti qualcosa di noi e della nostra storia.

Matteo Magnabosco Architetto – www.matteomagnabosco.it

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